Voglia di non pensare

Oggi mi consolo così, con “Gran Maestro Hobbes Pycelle” e Macchiavelli.
Nel giro di poche ore il sole è già alto, tiepido, pallido, apatico… come me.
Un altro giorno, seduta qui, ai giardini fuori dalla stazione di Borgo San Lorenzo, mi sarei goduta l’aria fresca, il cinguettio mattutino,l’armoniosa linea delle colline dell’appennino di fronte a me, ma oggi no.

Un anziano che porta a spasso il cane, il netturbino che nella sua divisa arancione mi saluta sorridendo, ma la mia risposta è solo cortese, tiepida, pallida, con un sorriso forzato e vuoto.
Mi tremano le mani dal freddo ma non mi muovo, rimango seduta in punta su questa panchina madida di umidità,  con il legno quasi verde, muschiato, inerte, passivo.

Cerco di non pensare, di non rimuginare ancora, di non mortificarmi ancora, ma quello che ho dentro viene fuori, inesorabile, non vado a prendere la giacca a vento perché il freddo fa bene, schiarisce le idee. No, non è così è una piccola meritata punizione.
Una cornacchia si fa sentire dalla cima dell’albero di fronte a me, poi un cuculo, provo quasi gratitudine, come se l’esterno si fosse sintonizzato con il mio stato d’animo,  per favore niente cinguettii questa mattina,  sento mia anche questa luce fiacca, leggermente fastidiosa, appropriata.

Le delusioni arrivano, niente da dire, è giusto, ogni tanto serve una lezione di umiltà,  è sufficiente una frase, buttata lì, en passant, per pietrificarti, qualcosa detto senza tante considerazioni all’interno di un discorso ben più grave. Ma la gravità delle parole, il loro peso, è relativo.

Se quell’esito, per me era qualcosa già previsto, plausibile, qualcosa che poteva lasciarmi quasi indifferente, è bastata una singola, infelice, frase per costringermi a rimettere tutto in discussione: le mie scelte, i miei sacrifici, le mie gratificazioni.
Arrivi a non avere più voglia, a non essere più motivata, riconsideri la tua autostima in termini di presunzione e arroganza, e vuoi assentarti,  estraniarti, non fuggire, ma fare le cose di sempre però senza passione, senza farti coinvolgere, non vuoi essere disturbato, neanche da un cenno di cortesia o da un cinguettio.
Ma se ti fermi pensi e rimugini, ti fai delle domande, ti avvilisci.

Razionalmente, la mia arroganza non mi permette di annebbiare i pensieri, per cui posso solo ignorarli, sperando, forse in modo anche troppo disilluso, che dallo stato latente finiscano per svanire nel nulla.
Se fossi a casa l’amore dei miei bimbi, la loro gioia li schiaccerebbero come un enorme martello, ma poi il chiodo storto e arrugginito tornerebbe fuori non appena fossi sola, non appena mi fermassi a pensare.
Non voglio più pensare, devo tenere la mente occupata per non dover fare i conti con i miei fallimenti, ho bisogno di nuovi stimoli… Penso che la saggistica di filosofia-pop-fantasy potrebbe essere il mio rifugio, almeno per oggi.

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3 thoughts on “Voglia di non pensare

  1. Per la scelta un po’ nerd? Guarda che è un libro bellissimo: una raccolta di saggi di filosofia morale che riprende alcuni passi della saga delle “cronache del ghiaccio e del fuoco” e li analizza attraverso le argomentazioni di pensatori come Hobbes, Macchiavelli, Platone, Socrate ecc. 😜

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  2. Credo che gli insuccessi ci mettano davvero alla prova. Anche a me è capitato ieri e non riesco a dormire. E anch’io cerco di non pensare ma non ci sono riuscita neanche di notte… Fortunatamente passano. Non sarà la prima per te. Non è la prima per me…buona giornata!

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