Un lunedì dopo la fiera

Ecco un lunedì come tanti, mi preparo in fretta e furia correndo in giro per la casa per recuperare le ultime cose: chiavi, cellulare, portafoglio. Il tempo è poco, come sempre, un ritaglio sempre più stringato, preceduto, invece, dal dilatarsi delle ore, dei minuti, dall’indugiare ancora un momento, ancora un po’.

In ogni stanza scappa un occhiata ad un diverso orologio, è tardi, fuori piove.
Un bacio ai bimbi da lontano. “Vai piano! Le strade sono bagnate, non correre con la macchina”, mio marito chiude la porta dietro di me e mentre scendo per le scale sento le chiavi girare dall’interno, per loro inizia un sabato pomeriggio come tanti.
La macchina va, sotto la pioggia, come  se ormai conoscesse la strada.
Il treno è in ritardo.
“Un ginseng grande!”
Salgo e mi lascio portare, sono seduta e sono al caldo, fuori piove.

Guardo la pioggia; ieri era una bella giornata, nel posto vicino al finestrino con me c’era la mia bimba, tutta eccitata che giocava con la zia, cercava di stare composta come si addice a una  “signorina grande”, ma poi non riusciva a stare ferma e a trattenersi e finiva tutto in un broncio o un capriccio, con quei suoi capelli poi, che non vogliono proprio stare in ordine, protestava ogni volta che le scansavo la frangia dalla fronte.
Sono stata bene.
Eravamo dirette alla fiera del mondo creativo, un’idea di mia sorella, una gita fuori programma. Meravigliosa!
Due padiglioni pieni di oggetti di fimo, di lana cotta, perline, tempere, stoffe, decorazioni per la casa e idee, tantissime coloratissime e bellissime idee.
Come un immenso mercatino di Natale, ma al caldo e senza tutta quella confusione. Sembravamo tre api impazzite, stordite dal profumo di mille fiori diversi, che vogliono assaporare ogni cosa ma non sanno da dove cominciare, e poi ci siamo arenate, ipnotizzate ad osservare la dimostrazione nel primo stand: una ragazza armata di ferro da stiro che continuava a creare bamboline e spille e palle di natale e decorazioni con una strana plastica che si deforma col calore. Giada ne era rapita.
“Non vedo l’ora di usare i materiali che ho comprato, so già cosa farci, cosa creare, come abbinare i colori… oh no! siamo già a Bologna, devo ancora guardare il servizio di oggi, preparare tutto e la gente sta già scendendo dal treno.”
Giacca, sciarpa e si esce, anche se fuori piove, del resto questo sabato è già lunedì.

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