IN CUCCETTA A FIRENZE

Oggi mi aspetta la dormita a Firenze, starò fuori casa più di ventiquattro ore, una volta preferivo le dormite rispetto ad altri giri, ne facevo una a settimana, Udine, Verona, Trieste, Foggia, Napoli; ma poi con la maternità ne sono stata esonerata per anni, ultimamente ho ricominciato a farne qualcuna, ma con i bimbi a casa è diverso, sembra di dovermi allontanare per giorni, sembrano grandi spostamenti, grandi separazioni e la partenza è così caotica… un po’ come tutte le mie cose.

il bluff del programmare

Una giornata strana, confusa.
Gli orari si sovrappongono nella mia testa.

“La macchina deve andare al collaudo domani, quindi devo usare quella di mio marito per andare in stazione, e se andassi in autobus? Però oggi devo iniziare a Faenza e domani quando torno rischio di rimanere per un’ora bloccata lì in attesa della coincidenza per Imola. Potrei lasciare la macchina a Faenza ma poi per recuperare i bimbi da casa dei nonni prenderò comunque la corriera, saró stanchissima, non lo so…”.

Far coincidere orari e coincidenze, pianificare, ma in fondo a cosa serve? Alla fine è sempre tutto un’incognita; ci preoccupiamo di programmare la giornata ora per ora, per poi finire, come nel mio caso a stravolgere continuamente i propri piani: un contrattempo, una dimenticanza, una distrazione propria o di qualcun altro e tutto salta, ed ecco che l’unica soluzione diventa essere versatili, flessibili, riscrivibili come una lavagna, essere ogni giorno un foglio bianco dove gli appuntamenti sono dei tratti a matita appena percettibili, che a volte però sembrano più degli scarabocchi indefiniti dove il disegno riesce a malapena ad intravedersi coperto da tutto il superfluo, dal

rumore.

“Non riesco ad andare a Faenza in macchina? Pazienza prenderò il treno da Imola, così riesco a infilarci anche un’insalata al volo, meglio così!”.

Oggi non avrei dovuto lavorare, avevo programmato due giorni di relax con i miei bimbi, ma poi si finisce a dover coprire qualche giro e tutto sommato perché no?! Me ne vado in giro per la Romagna tutto il pomeriggio e sta sera dopo una piccola deviazione da ‘La Feltrinelli’ di Santa Maria Novella, dormirò nella bella Firenze per ripartire alle 5 del mattino alla volta della Romagna.

dormita in cuccetta a Firenze

“DORMIRÒ nella BELLA Firenze”, un’altra illusione…
In effetti l’ultima volta Firenze mi aveva regalato un magnifico Stinco di maiale arrosto con tanto di fagioli all’uccelletto per contorno e un albergo un po’ meno magnifico dove nei due metri quadrati di bagno la tenda della doccia isolava il bidè dal resto dei sanitari, ma almeno quella volta il bidè c’era, e il letto era persino ad una piazza e mezzo; questa notte però, la Bella Firenze non si è rivelata altrettanto generosa concedendomi ben poco: una camera di due metri per tre e un bagno ancora più piccolo, se ciò è umanamente possibile, ma perdonate il sentimentalismo, alla fine mi ha fatto quasi tenerezza ricordandomi un po’ il bagno delle carrozze della Wagon Lits, e in effetti anche la camera ricorda una cuccetta dei miei cari Intercity Notte. Se non per l’arredamento quanto meno la somiglianza esiste dal punto di vista della metratura, tende spesse pesanti di un giallo zafferano, coordinate al copriletto, le lenzuola sono bianche, di cotone, rese ruvide dai molti candeggi… Proprio come in cuccetta!
Sistemata la roba in camera si è fatta l’ora di andare a cercare qualcosa da mangiare ma sono troppo pigra, troppo stanca per raggiungere il ristorante convenzionato che mi hanno consigliato e così inizio a gironzolare per i vicoli intorno all’ “hotel”.

Un sushi-bar, due pub, qualche trattoria e continue insegne di alberghi, tutto ammassato, compresso; i turisti mangiano gomito a gomito su tavolini che sembrano improvvisati a cavallo dell’ingresso dei vari “locali” separati gli uni dagli altri da grandi menu esposti per strada, con le immagini dei piatti da degustare. Cartelloni che non riportano prezzi, scritti in inglese, cinese, giapponese, i pochi in italiano sono quelli delle due trattorie sull’incrocio, una di fronte all’altra, che si sfidano a colpi di menu a prezzo fisso più appariscente e colorato.

Ormai è sera inoltrata e non sembrano esserci tavoli disponibili, di quando in quando passano dei carri spinti a mano, tutti uguali, ricoperti da grandi teloni grigi, immagino siano commercianti con le loro bancarelle di strada che smontano e rientrano ma sembrano usciti da un’epoca lontana, si aggirano per i vicoli silenziosi, grandi ombre grigie, rapide e frettolose.

Poi mi cattura un profumo, carico, succulento viene da un ristorantino cinese, ma sono indecisa, fatico a capire se si può cenare o è solo una rosticceria con qualche tavolino arrangiato, ma in effetti la stessa perplessità mi era sorta da un po’ tutti i locali visti fino a quel momento. Proseguo, poi ci ripenso e do un’altra occhiata.

E’ pieno, i clienti sono tutti orientali,per cui non si mangerà male, il menù è scritto in cinese, entro.

Attiro tutti gli sguardi su di me, forse sulla divisa, sguardi curiosi diffidenti, la proprietaria reagisce con una sorta di incertezza e incredulità alla mia richiesta di sedermi a mangiare e sgombera frettolosamente metà di un tavolo, mi fa sedere di fronte ad un ragazzo che sta mangiando un piatto di noodles, mi guarda, inespressivo, annoiato, nessun gesto o cenno di cortesia, guarda il cellulare, e ricomincia a mangiare.

Va bene così, in questa serata di fine estate, una serata senza programmi, in questo angolo di Firenze tutto concentrato e ammassato, dove si mangia fitti fitti, si dorme in cuccette travestite da camere d’albergo e lo spazio personale sembra ridotto all’osso, fra poche ore sarò di nuovo in treno, attraverserò l’appennino e il mio sguardo potrà abbuffarsi di spazi verdi e boschi, spettacolari panorami e tranquillità, vastità e silenzio.

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