Mantova e le more

Mantova, eccolo che inizia a scaldare, questo sole pigro, che finora sembrava sbadigliare annoiato. Sono ormai le otto del mattino e la fredda pietra della panchina non ha intenzione di concedersi ad alcuno scambio di calore. Il macchinista ha manovrato il nostro treno e ora sta andando verso la sala sosta, il rumore del mio trolley si unisce al suo, scambiamo qualche parola, poi vediamo le macchie viola per terra, i rami scendono a cascata sopra di noi, “sono troppo lontani!”, ma il collega è molto più alto di me e allungandosi al limite afferra una foglia per permettermi di arrivarci, una fitta pioggia di more mi crolla addosso inaspettata: “fermo! fermo! che spreco, ci vorrebbe un telone steso a terra per raccoglierle, mia suocera mi ha insegnato che si fa così col gelso … mia nonna invece ci fa la marmellata” gli racconto entusiasta mentre come una bambina, in punta di piedi con le mani macchiate di viola, continuo a staccare le more più mature dall’albero.  

 

Saliamo sopra, giusto il tempo di lavarsi le mani e di fare una telefonata mentre guardo distrattamente fuori dalla finestra. Il lago è cosi vicino! al di là della ferrovia, oltre la pista ciclabile, proprio dietro alla barriera di alberi… e io sono stata in barca su quel fiume, mi sono stesa su quel prato, ho percorso in bicicletta quella pista ciclabile, quanti ricordi in questa città ormai tappa irrinunciabile delle nostre vacanze. Si trova esattamente a metà strada per raggiungere la nostra meta estiva, ogni volta pieni di valige, di eccitazione, di entusiasmo ma anche di tensioni e stanchezza da scaricare, arriviamo sul ponte quasi col timore di non ritrovare lo stesso paesaggio, ma ogni volta ci accolgono le mura della città in lontananza con i tetti e le torri che spuntano alle loro spalle, lasciandoci estasiati. Nel migliore dei casi i bimbi a quel punto del viaggio iniziano a svegliarsi tra sbadigli e stiracchiamenti, e ci comunicano prontamente il loro appetito, ma di solito la realtà non è esattamente così idilliaca, e allora le porte di Mantova sono anche un sollievo, rappresentano il primo pranzetto delle vacanze, rigorosamente in trattoria, una passeggiata nel centro storico e infine un’ombreggiata e quieta siesta in riva al fiume.

Oggi è un po’ come quella placida sosta, con questo sole stanco che non ha voglia di darsi da fare e un venticello fin troppo frizzante per chi è sveglio da prima dell’alba, una giornata lunga come quelle estive, aria di pic-nic, di passeggiate in bicicletta, di lenzuoli stesi in giardino, di giochi infantili. Un “giro” quasi di piacere, quello di oggi: prima Mantova e poi Ravenna, ricordi o desideri che si mischiano e si confondono.

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