NATALE FUNGHI E BAMBÙ

“Prendo di corsa un cappuccino caldo
Nel bar della stazione
Prima di salire sul vagone”

In realtà no, oggi non prendo neanche quello, perché è Natale e il bar della stazione di Imola è chiuso, dovrò accontentarmi di un triste cornetto della macchinetta. Certo avrei potuto fare colazione a casa, ma come al solito sono a mala pena riuscita a uscire di casa in tempo per prendere il treno, questa mattina c’erano cose più importanti da fare: dovevo aprire i regali insieme ai miei bimbi! Che bello, che gioia, avrei voluto godermi quel momento un po’ di più senza guardare continuamente l’orologio, ma il mio lavoro è così, l’avevo messo in conto…

E così sono sul mio treno quasi vuoto, diretto a Piacenza. Ogni fermata e con l’avvicinarsi dell’ora di pranzo ci sono sempre meno viaggiatori, i pochi rimasti sono carichi di sporte e sportine straripanti di regali, si respira un aria di festa, la gente è sorridente e oggi magari, posso sperare, si lamenterà un po’ meno del servizio. È piacevole passare tra i viaggiatori, è tutto un “buon giorno”, “auguri!”, “buon Natale!”, ma guardando attentamente, in fondo, in fondo, vedo della stanchezza, magari per un lungo viaggio, per raggiungere la famiglia, oppure per la corsa all’ultimo acquisto, oppure anche solo per avere fatto tardi tra Messa di mezzanotte, cenoni.

Le signore sono tutte composte, fresche di parrucchiera, tutte con almeno un filo di trucco, vestite bene e tranquille, quelle che sono in treno sicuramente non saranno le padrone di casa per il pranzo di Natale, non sarebbero qui, sarebbero indaffarate tra tortellini, piatti, posate, tovaglia, centrotavola perché tutto sia perfetto, le donne del mio treno devono essere delle zie, delle figlie, o magari anche delle mamme e delle nonne, che quest’anno si spostano loro, perché magari figli e nipotini abitano lontano.
Siamo quasi a Piacenza e mentre mio marito starà vestendo i bambini, il piccolo da ometto di due anni con tanto di cravattina e la grande da vera signorina, immagino le donne della mia famiglia tutte indaffarate mentre sui fornelli bolle il pentolone del brodo, e come un perfetto ingranaggio sistemano tutte le portate coordinate in dialetto dalla star della giornata: mia nonna!!! La vera “azdaura” romagnola per eccellenza. E allora, nonostante sta mattina prima di partire io abbia fatto il pieno di gioia con i miei bimbi, questo Natale mi porta un po’ di malinconia, invece dei miei adorati tortellini, dei fantastici carciofi ripieni di mia zia, del mascarpone della nonna, mi accontenterò del ristorante cinese qui fuori dalla stazione di Piacenza.

Non fraintendetemi non voglio dire che il Natale sia solo una grassa abbuffata, ma quello che mancherà a me quest’anno è l’atto conviviale, che tra l’altro non ho potuto avere neanche per la Vigilia, che di solito passo con la famiglia di mio marito, dal momento che ho lavorato anche ieri sera. Ebbene si, di solito l’abbuffata natalizia non si limita al 25, ma avendo una fantastica suocera napoletana la Vigilia che andrebbe passata se non a digiunando, quanto meno mangiando “di magro”, da almeno 12 anni per me si caratterizza di uno sfarzoso cenone pieno di leccornie a base di pesce, con tanto di baccalà fritto e pastiera napoletana… Fatti gli onori a tutte le magnifiche cuoche della mia famiglia vi faccio i MIGLIORI AUGURI DI BUON NATALE, BUONE FESTE E… BUON APPETITO!!!

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