Il viaggio in treno: questione di empatia

le sfumature del viaggio in treno

Il treno per me, come per molte persone, non è solo un mezzo di trasporto, ha in realtà moltissime sfaccettature. Per alcuni il viaggio in treno è fonte di ansia e di stress, implica avere orari prestabiliti ed essere impotenti nei confronti di un eventuale ritardo, ma questi sono solo i pendolari temporanei, quelli costretti ad utilizzare i mezzi pubblici per brevi periodi come gli anni dell’università; oppure sono quei viaggiatori che non hanno alternative e “subiscono” “il treno”.

Altri invece sono in perfetta sintonia con questo mezzo, usano quella mezz’ora o più di viaggio in treno per rilassarsi, per leggere un libro, per ritrovare le persone di ogni giorno con cui scambiare due chiacchere. Il treno nella società di oggi, sempre di fretta, sempre impegnata e sotto pressione, prende il posto della passeggiata, è quella pausa che ti permette di “assentarti”, come un film, come una bevanda calda nell’attimo in cui ti fermi ad assaporarne l’odore, e la tieni tra le mani, prolungando quel momento prima di berla, ne senti il calore, e ti immergi nel profumo, le mani si scaldano lentamente di un tepore piacevole, e la mente si ferma in un momento completamente sensoriale. Il treno per alcuni è questo: è una parentesi. Non è solo un mezzo per spostarsi da “A” a “B”, ma una zona limite, di confine tra due realtà, tra due aspetti della stessa vita: tra ufficio e casa. Un ufficio da cui sei uscito di corsa, perchè ti sei trattenuto fino all’ultimo e nel tragitto con passo svelto hai continuato a elaborare dati mentalmente, rinviando quell’ultima operazione a quando sarai seduto in treno “tranquillo”; tutto questo nettamente in contrasto con una casa a cui fare ritorno, una città, un quartiere, ma anche una famiglia o comunque una casa sinonimo di persone “care”, ma anche di pensieri, impegni, problemi, cose da fare. Un’attività mentale costante, frenetica, impegnata nel punto “A” e nuovamente incalzata nel punto “B”, e cosa c’è nel mezzo? un po’ di tempo per te, per non pensare a niente, per evadere, non devi concentrarti nella guida, non “devi” in generale, nel senso che non sei costretto a fare niente, puoi rimanere inerte, puoi dormire, puoi fare il sudoku, puoi scambiare qualche parola con persone sconosciute che non si aspettano niente da te, puoi stupirle, puoi reinventarti e intraprendere confronti su quelli che sono i tuoi interessi ormai accontonati e sepolti da spessi volumi di polvere, impegni e compromessi, e tutto rimane lì, in quella mezz’ora di treno. Poi scendi: scale, sottopassaggio, “dove ho messo oggi la macchina?”… e sei a casa, per iniziare un altro pezzo della tua vita, informazioni che si sovrappongono, confusione, impegni, ruoli, aspettative in un movimento cerebrale continuo e caotico, che senza il “momento del viaggio in treno“, sarebbe prossimo all’esplosione.

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3 thoughts on “Il viaggio in treno: questione di empatia

  1. I miei colleghi “pendolari in auto” non comprendono il motivo per cui , nonostante i disagi, io continui a viaggiare in treno.
    A volte è rilassante, altre divertente, altre distruttivo. Ma è comunque un momento mio. Uno psazio in cui non indosso nessun ruolo. non sono mamma, non sono programmatore, non sono moglie e a volte nemmeno “un’amica”. Sono io e basta. Spesso con un buon libro. 🙂
    Sono felice di averti scoperto!

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  2. Difficile esser brevi. Se non avete tempo… passate oltre.
    Treno: carrozza che si muove tirata o spinta. Primo viaggio (non camminavo) a 5 anni su quelle carrozze arredate in legno. Scomode ma affascinanti.
    Poi breack fino al 1990: contratto di lavoro a Firenze/Prato con Benetton: viaggio Biella-Firenze in treno e poi autista. SCIAGURA IMMANE! Prima mi han tolto la lina che arrivava a Novara. Poi a Milano arrivavo col Mi-To e il BO-FI-NA partiva e addio treno per 1 ora. Mai arrivato a FI in orario (da 30′ a 1 ora con autista a grattarsi i maroni…).
    Alla fine… buona e vecchia auto.
    Ora, pur non essendo emiliano o romagnolo e girando (oggi) in carrozzina, dico che se parti e arrivi, ammesso che ci sali, è sempre un buon mezzo.
    Rilassante e socialmente simpatico (in genere).
    Se devi far cambi e coincidenze son cavoli: dovevo alternare 1 e 2 classe per evitare un km a piedi per il posto drasticamente prenotato.
    Oggi è parecchio che non uso treni e metrò onde prevenire di scendere in una stazione con tanto di scalinata… non mi va di incasinarmi la vita… anche se poi girare in auto non è che abbia solo positività, costi in primis.
    Avvicinandomi alla conclusione del poema, in Argentina (mio paese) guravo coi camabus, pulman da 18 a 24 posti a costi accessibili e con servizi migliori che in aereo, a partire dai cibi drasticamente per tutti… celiaci, vegetariani ecc con grappino e caffè… poltroneletto che la frau fà sorridere.
    Ma nonostante tutto ci son tre viaggi insostituibili che mi mancano cui ci sto lavorando…. anche se richiederanno delle rinunce.
    El trein mas alto del mundo in Argentina… su per le Ande dove le foglie di coca sono fornite
    Il trenino delle alpi svjzzere di domodossola
    Un bel we su un wagon lit.

    Per il resto c’è mastercard.

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