La macchinina rossa

                            una macchinina rossa in stazione la macchinina rossa in stazione

una macchinina rossa sul binario in stazione

Oggi arrivata in stazione a Ferrara, mentre stavo andando al sottopassaggio ho notato una macchinina rossa, un giocattolo, bellissima, quella che tutti noi avremmo voluto avere da piccoli, anzi quando io ero piccola non so neanche se esisteva una cosa del genere, col cavallino della Ferrari su tutti i dettagli, ricordo solo le pubblicità di un geeppone e della macchina della polizia. Man a mano che il marciapiede si svuotava scrutavo le persone in cerca del proprietario. Avevo visto una ragazza rom che girava intorno alla macchinina. Un signore con una ventiquattrore era l’ultimo viaggiatore sul marciapiede, ho pensato fosse sua. Che sciocca, perché poi? Quanti pregiudizi applichiamo ogni giorno, ancora prima di formulare un pensiero abbiamo già dato un giudizio, abbiamo già attaccato un’etichetta, abbiamo già consolidato una teoria, siamo già caduti nel trabocchetto della profezia auto avverante. Anche lui è sceso nel sottopassaggio, il treno se ne era andato, eravamo rimaste io e la ragazza. La conosco, ci siamo viste, incrociate, moltissime volte, e non sempre i nostri incontri hanno avuto toni amichevoli, non da parte sua, lei sorride sempre, ma i ruoli lo impongono. È giovane, sicuramente più di me, l’ho incontrata in ogni stagione, l’ho vista quando era incinta, l’ho vista prendere il caffè alle macchinette della stazione di Imola insieme alle sue “colleghe” all’alba, prima di iniziare il proprio “turno”…

“Chi l’ha lasciata qui?” “È mia, l’ho comprata per mio figlio” “Bellissima, quanto l’hai pagata?” “320 euro” “QUANTO?!” La mia espressione doveva trasudare incredulità, perché senza battere ciglio ha tirato fuori la ricevuta per farmela vedere. I miei primi pensieri sono stati pessimi, probabilmente dettati da una punta di invidia, ma poi sono cominciate le domande, mi sono detta che se fosse stata una ragazza qualunque avrei pensato che sicuramente doveva aver fatto molti sacrifici per fare un regalo del genere, avrei pensato che un bambino potrebbe far fare qualsiasi cosa alla propria mamma, che tutte le mamme cadrebbero nella dolce trappola di soddisfarne i desideri, specialmente se magari quel regalo avesse avuto un significato particolare, e in quel momento ho realizzato la mia arroganza. Io non sapevo niente, io non conosco questa mamma, non so niente di lei, so solo che quella macchinina era bellissima, e che quel bimbo di quattro anni sarà felicissimo, si allaccerà la sua cinturina e andrà in giro schiacciando il pedale, e se lo farà in un cortile o in campo nomadi non ha nessuna importanza.

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